S antonio 05 026II paese, memore dell’eredità dei padri, è geloso custode delle proprie tradizioni che costituiscono, per la sua gente, i momenti di più intensa aggregazione e che trovano, nello zelo dei contemporanei, il motivo per rivitalizzarsi ed arricchirsi. Ciò può apparire strano ed un pò controcorrente, in un mondo in cui i valori ideali naufragano fatalmente tra il consumismo ed il disimpegno.ᅠ

Sfogliando il calendarioᅠdelle manifestazioni che animano il paese nel corso dell’anno, subito balza all’occhio la varietà e la moltiplicità delle iniziative tradizionali. Sono tante le ragioni per far festa ed ogni evento è per la comunità locale l’occasione attesa per confermare identità e radici.

Non solo di rievocazioni si tratta, bensì di eventi dove la passione ed il coinvolgimento collettivi restituiscono autentica vitalità ad antichissime devozioni cristiane, o a cerimonie propiziatorie del mondo contadino.ᅠ

Il tessuto della spiritualità Costanese ha nel Santissimo Crocifisso il suo cuore, ma la trama è vasta e antichissima si iniziaᅠcon la ricorrenza di S. Croce, una festa che liturgicamente si svolge nella prima domenica di maggio, con la quale si intende venerare il famoso Crocifisso, un affresco di fine ‘400 della scuola di Niccolo Alunno. L’affresco è custodito nell’omonima cappella all’interno del castello e da il nome ad una numerosa confraternita che, insieme al parroco, gestisce la festa che ha il suo momento saliente nella processione per le vie del paese. In questa occasione era abitudine in casi gravi, ed in parte dura tuttora, di “scoprire il Crocifisso”, in pratica togliere la tela che lo protegge e svolgere speciali devozioni per la salute dei malati. Sembra che tale celebrazione sia nata per emulare quanto faceva Bastia dove, fin dal 1293, era sorta una chiesa detta appunto di S. Croce e se ne solennizzava annualmente la ricorrenza.ᅠ

Festa molto importante è la solennità del Corpus Domini che chiude il ciclo delle feste del dopo Pasqua e vuole celebrare il mistero dell’Eucaristia. La data della sua celebrazione è fissata nel giovedì seguente la prima domenica dopo la Pentecoste.

Adesso il rito viene celebrato la Domenica successiva. In occasione della festa del Corpus Domini, un Ostia consacrata, racchiusa in un Ostensorio, è portata solennemente in processione ed esposta al pubblico per l’adorazione. Le vie del paese, sono ricoperte da un tappeto fatto di petali di fiori, con disegni geometrici, simboli e scene di carattere sacro. La raccolta dei fiori, come la preparazione dei disegni, avviene al massimo due o tre giorni prima della festa, e per le qualità più delicate la raccolta avviene alle prime luci dell’alba dello stesso giorno per mantenere inalterati i colori e la fragranza dei fiori.

Altre ricorrenze celebrate sono quelle di S. Antonio Abate (17 gennaio) e S. Antonio da Padova (13 giugno). Nel primo caso, si fa la processione con la statua del Santo, una scultura in legno del secolo XVI.

Nel secondo caso (S. Antonio da Padova) oltre alle messe e processione, si tiene la benedizione degli animali. In entrambi i casi, è la confraternita omonima che anima le celebrazioni. La spiritualità che ha radici profonde nel sentimento dei costanesi, trova la sua più forte e nobile espressione nelle rievocazioni pasquali, la cosiddetta Settimana Santa che inizia il giovedì con la rievocazione della “lavanda dei piedi”, prosegue il venerdì con la “Processione del Cristo Morto”, e termina nella Domenica di Pasqua con la “Resurrezione” raffigurata dalla cosiddetta “Rinchinata” con le statue del Salvatore e della Madonna. Fra tutte le celebrazioni religiose è senz’altro uno dei riti di più antica tradizione cui partecipa, praticamente l’intero paese.

Tutto ha inizio di buon mattino quando i Confratelli del S.S. Sacramento si riuniscono a mezzogiorno per pagare il “trentesimo”, versare cioè un piccolo obolo e consumare il rituale piatto del Venerdì Santo. Il menù è lo stesso da sempre finocchio al pinzimonio, fagioli e baccalà così da rispettare anche la vigilia dall’astenersi della carne.

Alle ore 13 nella Chiesa del paese, appositamente allestita con il “Calvario”, si celebrano le “tre ore di agonia di nostro Signore Gesù Cristo”.

Nella tarda serata, dalla Chiesa il feretro di Gesù Cristo, adagiato su di un tipico carro coperto, chiamato “catafalco”, viene portato in processione, seguito dalla statua della Madonna e dai simboli della passione portati dai bambini. Per l’occasione tutto il percorso della processione viene illuminato da fiaccole e viene rievocata la passione con la raffigurazione delle stazioni da parte dei ragazzi del paese. Della processione fanno parte integrante le musiche (rigorosamente sempre le stesse da tempo immemorabile) suonate dalla Banda cittadina.

Altro momento di partecipazione collettiva per le cinque confraternite del paese – Crocifìsso, S. Antonio, Sacramento ed altre due femminili Madre Cristiane e Figlie di Maria – è offerto dal trasferimento, in processione a S. Maria degli Angeli nel giorno dell’Ottavario di Pasqua in segno di devozione alla Madonna degli Angeli.

Molto nota, soprattutto nelle campagne del centro Italia è la simpatica tradizione di accendere i “focaracci” a ricordo dell’arrivo della Santa Casa nel territorio di Loreto nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294. La rievocazione della “Venuta” è molto sentita in paese, la tradizione vuole che a mezzanotte si celebri appunto il passaggio a Costano della Santa Casa trascinata dagli Angeli diretta a Loreto, rigorosamente annunciato dal suono delle campane e da spari di fucile e di carburo.

La gente si mobilita per accendere il “focaraccio” con un grosso “ceppo” (tagliato lungo le sponde del fiume Chiascio) che arde per tutta la notte nella piazza del paese dove i partecipanti aspettano davanti al fuoco degustando vino novello e produzioni gastronomiche locali tra le quali torta al testo e baccalà cotto sopra la brace.