bastia-estate-2015 (1)“ASSAGGIATORI D’ARTE 2005” Spettacolo, momenti culturali ed eccellenze gastronomiche a Costano Costano, domenica 15 luglio 2005 Non solo assaggi e squisite degustazioni per “Assaggiatori d’arte”, manifestazione che va alla riscoperta dell’arte e dell’enogastronomia nei territori di Bastia Umbra.

L’iniziativa, che nella serata di domenica 3 luglio ha invaso il centro di Costano, ed è stata promossa e organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bastia Umbra in collaborazione con il Gruppo Giovanile di Costano, “vuole essere – ha detto l’assessore comunale alla cultura, Giuseppe Belli – un momento di incontro e confronto tra vari tipi d’arte, per rivalutare la storia e le tradizioni di Costano, attraverso opere di artisti e prodotti enogastronomici d’eccellenza del territorio costanese”.

Sotto la guida di Elvio Lunghi, storico dell’arte, tutti i presenti hanno potuto percorrere un viaggio attraverso tracce e microstorie artistiche presenti nel territorio di Costano, “un’arte preziosa – ha spiegato Lunghi – non da museo, ma dai temi fortemente legati al cibo e alla quotidianità”. Ivo Picchiarelli, storico dell’alimentazione, ha invece ripercorso punti salienti della storia italiana attraverso la storia della porchetta, parlando dell’etimologia, dei collegamenti dell’animale con riti sacri e Dei, nonché la presenza di questo animale in alcuni fatti della vita di San Francesco.ᅠ

Dopo i momenti dedicati alla cultura e alla storia è seguito un assaggio delle tipicità del territorio: formaggio, prosciutto, schiacciata, pane aromatizzato.

Immancabile la degustazione di piatti a base di porchetta, eccellenza costanese, “preparata con il metodo – ha spiegato Giuseppe Belli – usato agli inizio del ‘900, cioè attraverso la cottura con l’osso. Questo metodo permette di mantenere intatto tutto il sapore ed il gusto dell’alimento”. Gli assaggi sono stati accompagnati da degustazioni guidate, a cura dei sommelier della cantina Brogal di Bastia U., di un ottimo “Torgiano rosso di Antignano”.ᅠ In tarda sera, tra fuochi pirotecnici, trampolieri e scenografici costumi, gli attori della compagnia teatrale Atmo, esperti artisti di teatro di strada, hanno dato vita ad un entusiasmante spettacolo nella piazza di Costano. Il centro storico costanese, invaso da luci e suggestionanti musiche e coreografie appassionanti, ha fatto da sfondo a corride e avvincenti lotte tra gli astri, suscitando sogni ed emozioni in tutto il pubblico.

Domenica 15 luglio 2007 Costano – Piazza Umberto Fifi Inaugurazione della nuova pavimentazione della Piazza Conferenza su “Ontologia del maiale” con: J. Manna, I. Picchiarelli, E. Sciamanna Animazione teatrale e musica con MABO BAND Recital dei TURBOLENTI Una collaborazione tra Gruppo Giovanile di Costano e Comune di Bastia Umbra / Assessorato alla Cultura Taglio del nastro per la Piazza centrale nuova di zecca a Costano, la Giunta del Sindaco Francesco Lombardi ha voluto celebrare l’evento con una grande manifestazione, organizzata con il Gruppo Giovanile della frazione.

Al taglio del nastro sarà presente il Presidente del Gruppo Giovanile “Leandro Lunghi” e la Banda Musicale di Costano, a sottolineare la solennità dell’occasione.

Poi si lascerà spazio all’aspetto culturale con una tavola rotonda sul tema “Ontologia del maiale”, alla quale parteciperanno Jacopo Manna, Ivo Picchiarelli ed Enrico Sciamanna. Ontologia è un titolo un po’ pretenzioso, ma che intende ricordare quanto il suino è stato ed ancora è protagonista della storia e dell’economia di Costano, in particolare della porchetta che viene preparata qui da moltissimi anni seguendo una ricetta che ne fa un prodotto tipico della cucina umbra. Di seguito verrà distribuita la porchetta con l’osso, una specialità culinaria oggi molto rara. Ad allietare la serata saranno presenti anche la MABO BAND con le sue coinvolgenti e formidabili animazioni ed i TURBOLENTI con il loro recital.

A Costano, tre illustri professori consacrano il maiale e i suoi prodotti
Ontologia del maialeᅠdiᅠEnrico Sciamanna Probabilmente maiale e porchetta mai hanno avuto una consacrazione pubblica come è accaduto il quindici luglio ’07 a Costano. Consacrazione per altro meritata e quindi per troppo tempo attesa. In altri modi la bocca ha espresso e celebrato la gloria dell’animale e del prodotto, in quello canonico del consumo alimentare, ma non risulta che, attraverso le parole, si siano profferite lodi e descritte circostanze che riguardano il suino con altrettanta passione e competenza, perciò, seppur tardivamente, si è saldato un debito.

Per il vero non mancano le pagine scritte sull’argomento e proprio a queste hanno attinto i tre conferenzieri che si sono espressi di fronte ad un pubblico attento e consapevole di più di un centinaio di persone che sfidavano la coda serale della canicola.ᅠ

Ivo Picchiarelli, Jacopo Manna ed Enrico Sciamanna, tre professori contraddistinti ed uniti oltre che per le loro qualità culturali, per la passione che li accomuna per il maiale e per la porchetta, si sono appunto riferiti, oltre che alla propria esperienza personale e professionale, ad una estesa bibliografia per rendere omaggio al prodotto, effondendosi in dottissime disquisizioni sugli oggetti e sui termini che hanno reso evidente quanto importante il maiale sia stato nelle vicende dell’uomo, dagli albori ai giorni nostri, guardando l’animale, se è giusto a questo punto chiamarlo così, sotto l’angolo visuale della storia, dell’antropologia, della religione, dell’arte, della letteratura, della linguistica, giungendo a sfiorare e talvolta ad approfondire un numero considerevole di ambiti, ma restando inevitabilmente sulla soglia dell'”Ontologia del maiale”, locuzione che felicemente dava il titolo all’incontro.

Palpabile è risultata la complessità dell’essere cui tanta devozione è dovuta per ciò che ha rappresentato per il mondo occidentale e non solo. Pubblico dotto e di gente comune, ma con un grande trasporto per l’argomento, nei suoi termini concreti e teorici, insieme al Sindaco Francesco Lombardi e all’assessore alla cultura Giuseppe Belli hanno fatto trasparire grande soddisfazione per l’iniziativa.

Finalmente a Costano si è compiuto un atto dovuto nei confronti di un fenomeno finora considerato soprattutto economico ed alimentare, a cui era riconosciuta da sempre sotto queste categorie l’enorme importanza, ma che, grazie ai su citati relatori che hanno trattato il tema con serietà e spessore, ma con leggerezza ed ironia, ha assunto finalmente anche una dimensione più elevata, nella considerazione di tutti, chiudendo un cerchio da troppo tempo rimasto aperto e proiettando Costano e il suo carattere in una dimensione planetaria ed universale.

UN ANIMALE DI FONDAZIONE DI CIVILTÀ, IL MAIALE di Ivo Picchiarelli Quando un contadino umbro va, o meglio andava, giù lo stalletto del maiale, regolarmente ombreggiato da alberi di fichi, si rivolgeva all’animale così: “Appru-la, Ninu” o Nina nel caso che il suino fosse una scrofa. Alle spalle di quest’allocuzione c’è il nome italico aprunus, ovvero figlio dell’apru, il cinghiale, perché il maiale non è che un cinghiale addomesticato da età inveterata un po’ come è avvenuto anche con il cane che discende dal lupo. Ninu, invece, viene dal diminutivo di Antonio, il Santo che lo protegge da quando è ancora piccolo e compare piccolo e nero ai suoi piedi nelle tante immagini presenti nelle chiese le più sperdute dell’Umbria.

Il 17 di gennaio è preso sotto la protezione del Santo il giovane animale, giovane come l’anno che inizia mentre il vecchio è tramontato con l’uccisione del vecchio animale.

Le spoglie di questo servono, però, ad allietare il Carnevale che con la festa del Santo incomincia e che vuoi dire, proprio, il “levare la carne”, ovviamente del maiale, e farne banchetto. Il maiale era, perciò, l’animale dell’anno che si concludeva con la sua morte ed iniziava con la sua resurrezione, piccolino, ai piedi del Santo dal quale ha mutuato poi il nomignolo di Nino. Nel mentre con le sue spoglie salate dava sapore per tutto l’anno al pane quotidiano.

Ecco perché il più arcaico, ma anche il più radicato, paesaggio agrario umbro che compare negli affreschi di Giotto ad Assisi o sulle colline di San Presto è, e soprattutto era, composto di querce e campi di grano. Il grano era per il pane mentre la ghianda della quercia era per il maiale che, attraverso i salumi e il lardo, serviva da sapore e companatico.

Il nome di maiale, però, il porco l’ha mutuato da quello o meglio quella, la scrofa, offerta a Maia dalla quale deriva anche maggio, il mese del diventar “maggiore”, alla dea dedicato.

A Maia veniva sacrificata la porca, pertanto detta, maiala. Era cotta “in porchetta”, tutta intera, essendo offerta rituale e dagli antichi Romani era farcita non solo, come oggi, di fegatelli ma anche d’uova sode e di tordi. Come il cavallo di Troia era ripieno di Greci così la porca maiala, “in porchetta” era parimenti farcita meritando l’attributo di “troiana” che è rimasto, sostantivato, in troia, sinonimo di scrofa. Già Virgilio diceva, nell’Eneide, che con un banchetto a base di porchetta venivano siglati i trattati di pace dell’età arcaica: caesa jungebant foedera porca.

A ben vedere, attraverso il consumo del sacro e dando anche il volto al paesaggio, il maiale ha percorso tutti i millenni della nostra Civile della quale deve considerarsi animale di fondazione avendo accompagnato i giorni del lavoro e scandito quelli della festa e delle grandi occasioni.